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Diario di viaggio · Strade & Paesaggi

Da Ortona a Vasto in bicicletta

Si parte da Ortona, con le gambe ancora fredde e il sale già nell'aria.

Un racconto in cinque soste, da Ortona a Vasto Marina

Prologo

Si parte da Ortona, con le gambe ancora fredde e il sale già nell’aria. La prima pedalata è sempre la più lunga: quella che ti convince che non c’è fretta.

La strada comincia qui, dove un tempo correvano i treni. La vecchia ferrovia adriatica ha lasciato alla costa un nastro d’asfalto quasi piano, lontano dalle auto, sempre a un passo dal mare. Il manubrio cambia la misura delle cose: un trabocco non è più una sagoma che passa, è un rumore di assi e di onde che cresce lentamente.

Si parte. Prima pedalata, prima luce.

Capitolo I · Ortona

La terrazza prima della partenza

Ortona si guarda meglio prima di partire, dall’alto. La città sta su una rupe a picco sull’Adriatico, e dalla Passeggiata Orientale il mare sembra più largo di quanto sia. Il Castello Aragonese tiene d’occhio il porto; più in basso, verso sud, si intravedono già le prime antenne dei trabocchi.

Immagine segnaposto: Capitolo I · Ortona, La bici al parapetto della Passeggiata Orientale
La bici appoggiata al parapetto della Passeggiata Orientale, il golfo sullo sfondo.

Nella Cattedrale di San Tommaso riposano le reliquie dell’apostolo, arrivate qui nel 1258. Nel dicembre del 1943 Ortona fu teatro di una battaglia casa per casa così dura che i soldati la chiamarono la piccola Stalingrado. Oggi, la mattina presto, si sente solo il porto che si sveglia.

Le città che hanno sofferto molto imparano a guardare lontano.

Si scende al porto e si cerca l’inizio della pista. Le prime gallerie arrivano quasi subito: un attimo di fresco e di buio, poi il mare di nuovo, più vicino.

[KM] km lungo il mare, [MIN] minuti di pedalata lenta

Capitolo II · San Vito Chietino

Il ragno addormentato

Il primo trabocco vero arriva senza preavviso. Prima è un intrico di pali contro il cielo, poi un ragno di legno addormentato sull’acqua, poi una passerella che scricchiola. Il Trabocco Turchino è il più famoso della costa: D’Annunzio lo mise nel Trionfo della morte.

Immagine segnaposto: Capitolo II · San Vito Chietino, Il Trabocco Turchino tra gli scogli
La ruota anteriore sul bordo della pista, il Trabocco Turchino in basso tra gli scogli.

I trabocchi erano macchine da pesca per chi non aveva una barca. Dai lunghi pali si calava in mare una grande rete quadrata, poi si aspettava. Molti oggi sono ristoranti: si mangia il pescato del giorno con le onde che passano sotto il pavimento di assi.

Il trabocco non insegue il pesce: lo aspetta. È la prima lezione di questa strada.

Si riparte lentamente, perché da qui in avanti i trabocchi si fanno fitti e ogni curva ne promette un altro. È il tratto in cui si perde più tempo, e va bene così.

[KM] km lungo il mare, [MIN] minuti di pedalata lenta

Capitolo III · Rocca San Giovanni

Dove la costa si fa selvatica

Dopo San Vito la costa cambia carattere. Le falesie si fanno bianche e alte, le calette si raggiungono solo a piedi o in bicicletta, e gli uliveti scendono fino quasi alla battigia. Sotto Rocca San Giovanni, nella zona di Vallevò, i trabocchi sembrano parlarsi da uno scoglio all’altro.

Immagine segnaposto: Capitolo III · Rocca San Giovanni, Trabocchi e ulivi a Vallevò
Due trabocchi in fila nella luce di metà mattina, gli ulivi in primo piano.

Il paese sta in alto, a guardare la Majella e il mare nello stesso sguardo. Chi resta giù trova l’olio, quello che nasce da questi ulivi esposti al sale, e il silenzio rotto solo dalle ruote sull’asfalto.

Qui il viaggio rallenta da solo. Non serve deciderlo.

Si riparte con un po’ di malavoglia. È il punto più bello della giornata, e lo si capisce solo dopo, quando la costa torna più morbida verso Fossacesia.

[KM] km lungo il mare, [MIN] minuti di pedalata lenta

Capitolo IV · Fossacesia

La salita che vale la giornata

A Fossacesia la pista resta in basso, ma lo sguardo sale. Sul promontorio sopra il golfo c’è l’abbazia di San Giovanni in Venere, costruita dai Benedettini tra l’XI e il XIII secolo. Per arrivarci bisogna lasciare la ciclabile e affrontare l’unica vera salita della giornata.

Immagine segnaposto: Capitolo IV · Fossacesia, L'abbazia tra gli ulivi
La bici spinta a mano sugli ultimi metri, la facciata dell’abbazia tra gli ulivi.

La fatica si dimentica sul piazzale. Il Portale della Luna, la cripta con le sue colonne di recupero, il chiostro aperto sul mare: tutto parla di un tempo in cui si costruiva per durare. Da quassù la costa appena percorsa si vede intera.

Certe strade si capiscono solo guardandole da sopra, quando sono già alle spalle.

La discesa verso il mare è il regalo per chi è salito. Si riprende la pista verso sud, oltre la foce del Sangro, dove la costa si apre e il ritmo si allunga.

[KM] km tra Torino di Sangro e Casalbordino, la costa che si apre

Capitolo V · Vasto

L’ultima luce sul golfo

L’ultimo tratto passa per Punta Aderci, una riserva naturale dove la costa torna selvatica per l’ultima volta: dune, scogli, una spiaggia lunga. Poi, prima di Vasto, la pista si interrompe e si pedala sulla strada ordinaria. È l’unico momento in cui ci si ricorda che esistono le auto.

Immagine segnaposto: Capitolo V · Vasto, Punta Aderci e il promontorio
La ruota sulla sabbia compatta di Punta Aderci, il promontorio sullo sfondo.

La pista finisce sul lungomare di Vasto Marina, davanti alla statua della Bagnante. Per chi ha ancora gambe, la città alta aspetta in cima alla collina: il Palazzo d’Avalos, la Loggia Amblingh con uno dei belvedere più ampi dell’Adriatico.

Non serve arrivare. Ma quando arrivi, il mare è lo stesso del mattino e tu no.

La bici si appoggia al muro per l’ultima volta. Domani sarà il treno a riportarla indietro, sulla ferrovia che oggi passa più all’interno: i binari di un tempo, dove si pedala, ora sono la pista.

Attenzione, tratto non continuo. Circa 4 km su strada ordinaria (via Osca) prima di Vasto: si pedala con il traffico. Stato del tratto da verificare prima di partire.

Epilogo

Il treno del ritorno corre parallelo alla costa, a volte vicino al mare, a volte dietro le colline. In pochi minuti scorrono i chilometri di una giornata intera. È la prova che la strada giusta era quella lenta.

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